Ventiquattro anni

E dolcemente dondola verso terra
in un singulto di vento un’altra foglia
secca
e un altro sguardo si perde,
s’imbroglia
fra i secondi dilatati
palpitanti di palpebre
cortesia
di questa birra chiara, credo –
e sono sola, sì
accoccolata in un’eco lontana di tuoni
dietro tende fruscianti
di pioggia.
Luci e oscurità distanti
si amano in segreto
contro i muri della mia stanza
negli angoli aguzzi
sotto scrivanie sbilenche
e ogni voce di passaggio mi risveglia
mi attraversa
mi scompiglia
appena:
penso intensamente
a non pensare a niente
mentre la notte muove
stormi di stelle nascoste,
mentre il tempo si arena
e piove
piove, piove.
Ecco, un altro anno s’invola
verso le nuvole
ma io rimango:
piango
la pioggia che cola
e sì
sì, sono sola
ascolto
parti immaginarie di passi
per le scale
è un fantasma, o forse
un’ansia che sale
e busseranno pensieri sperduti
alla porta
fradici, affamati
e non faranno male, magari
ma io lo so
faranno danni;
ho questa nostalgia, stanotte
tiepida appannata
che canta il temporale,
e per di più
ho ventiquattro anni.

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