Andata

[Dimentivcavo di averlo scritto per postarlo. In effetti, tanto vale.]

Il sole brucia i binari, una ragazza dai tratti orientali legge un romanzo seduta sulla panchina, e una corte affaccendata di piccioni si agita in un isterico becchettare tegole sul tetto della stazione di Cittadella.
Sono le tre e dieci.
Il treno è in ritardo di 35 minuti, diversamente da quanto precedentemente annunciato.
Il dolore di vivere mi affiora improvviso, travolgente, come quest’aria ruvida che a tratti soffia rovente tra i binari, come l’arsura che mi prende alla gola e mi getta un tremolio fra le labbra.
Ho sete.
E d’improvviso l’aleggiare di binomiali tra i quadretti di un foglio di bloc notes mi nausea in maniera insopportabile, e una solitudine vasta e slavata come questo desolato cielo d’agosto mi avvolge e mi soffoca.
Vorrei il porto sicuro di una presenza amica, magari un fresco umido d’iridi azzurre, il dolce inaudito e complice di una seada – e il pensiero del miele ancora aumenta la distratta disperazione di questo desiderio d’acqua che mi pulsa nella gola.
Vorrei chiunque, in effetti: qualcuno con cui condividere questa manciata d’istanti, per stemperarne l’indicibile dolore, per farmi ombra e frapporsi fra la mia anima accartocciata e l’accecante insensatezza dell’universo, per distrarmi dal baratro che brucia oltre i confini di una realtà assolata e cadente.
Di tanto in tanto un treno in transito sul binario due scaraventa i miei pensieri contro una muraglia improvvisa di rumore, e tutto s’infrange nel niente, e chi sono io – chi sono? L’idea di perdere il mio io sembra una bazzecola, un sollievo quasi; eppure ricordo bene, da bambina, quel senso di orgoglio, l’idea che non avrei scambiato il mio sé per quello di nessun altro, non per tutto l’oro del mondo, il vago pensiero che non avrei mai dovuto morire prima di completare la miriade di cose belle e speciali che di certo facevano parte del mio destino.
Ma adesso?
Adesso immagino di rompermi al rumore di un treno in transito sul binario due della stazione di Cittadella, e immaginarlo non è difficile: un po’ di frammenti del sé rotolano pigri per terra, verso i binari, e io rimango vuota, immobile.
Adesso?
Mi sembra che per l’universo non sarebbe poi una gran perdita quella di questo stupido io, e il pensiero mi disgusta terribilmente: mi rimprovero con orrore un’autocommiserazione che non provo, e guardo i minuti sciogliersi e colare dietro il segreto fremito dell’aria calda che sale dai binari.
Sì, la linea che separa l’esistere dal non esistere è un tratto di matita disperso fra gli scarabocchi di un creatore poco accurato, è il residuo sbiadito di una linea gialla sull’asfalto, e chissà cosa mai ci trascina al di qua: un vuoto d’aria, una vocazione al pianto, il rumore improvviso di un treno che passa.
Abbasso di nuovo gli occhi sui miei binomiali – odio viaggiare da sola odio essere sola ho caldo ho sete – chiedendomi per l’ennesima volta che cosa dia il senso a questa vita, che cosa ci porti a cercare in maniera così disperata la compagnia di altri esseri umani, e che sapore avesse l’Iperuranio, lassù, oltre, prima.
Sulle labbra mi si forma una preghiera incerta, senza parole, senza domande, senza Dio, e non so far altro che consegnare il mio dolore all’universo, sperando che le Sfere sappiano mutarlo in un rapido accordo frigio perso dentro la musica del tutto.
Apro la bocca e respiro forte, nella pancia, e penso azzurro e non guardo i binomiali né la linea gialla, e scrivo.

Advertisements

One thought on “Andata

  1. Ani-sama says:

    Certo che i binomiali ad agosto…! Lo sai, in fondo ho sempre trovato la combinatoria pesante e complicata.

    Ma forse è il classico complesso della volpe che non raggiunge l’uva…

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s