Non è poesia

Mi sento forse
più sola del solito
avvolta in un’allitterazione appena dolorosa
e dolce, alterna
allappante, un po’
e non è poesia
lo so che non è poesia:
solo una canzone rotta nei pensieri
nei passi
e i suoi frammenti feriscono i piedi.

Qualche volta ti senti dire “sei distratta”
o “cosa pensi?” o “sei triste?” o “che cos’hai
in questi giorni?”;
e se irrompe uno schiocco di dita
a spezzare a forza gli intrecci perduti, ritmici
di uno sguardo che si adagia lontano
allora mi monta una rabbia, per un momento
immotivata e vorticante come un vento
e devo deglutire
ritrarmi rancorosa dal gioco degi infiniti per dire
sì. Sono qui. Sì. Allora?

Non è poesia, solo una danza sterile e graziosa
delle parole
che si ostinano tutte a ostentare girotondi;
e non capisco
perché ballate per me?
Non ho più un pensiero, uno solo
che non si esibisca in riverenze,
piroette e a capi;
forse è colato via un po’ di senso
da tutto
e allora vincono i suoni
– quando il gatto non c’è
i topi ballano –
vincono i suoni, e si chiamano e si cercano
dentro le frasi, e io mi distraggo come preda
di un singhiozzo
che nessun altro sente, o vede.

Dove sono? Dove sei? Dove?
Vorrei soltanto
parlare nel sole sorridere
un gelato, magari
poter toccare i futuri, sfiorarli almeno
essere amata
un decimo di quanto io amo il mondo
sapere che andrà tutto bene,
tutto bene
tutto bene
che non sto sbagliando
che non sono inutile in fondo
che qualcuno aprirà la porta e mi dirà
“entra”
che insomma esisto, cazzo. Esisto?

E questa malattia
delle parole che ballano –

guarirò?

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