Interludio

Ho sognato. Erano usciti i voti degli esami di Cambridge. Non erano andati poi male, almeno quelli di matematica. Ma c’era stata una specie di recita nel college, in cui ognuno aveva preparato una scena (Sarah un monologo incentrato su un vestito o forse uno scialle – un po’ tipo Vecchia Zimarra – tutto in perfetto italiano; qualcuno rincorreva un pollo, seguito a ruota da una lunga fila di persone in surreali costumi stile ballo-in-maschera; e a un certo punto c’era di mezzo un grande letto a baldacchino); io mi ero tenuta ai margini, inconsapevole del fatto che si trattasse in realtà di un esame. E perciò mi avevano dato 7. O forse 6. Era un brutto voto, e a cosa mi dava un certo fastidio. Meditavo su come nascondere questo fatto al resto del mondo, o almeno minimizzare.
Ero lì, a Camridge, di nuovo. La porta di camera mia non era chiusa a chiave. Entravo, e sulla parete era attaccata la lavagnetta magnetica che vi avevo dimenticato; e poi, dopo un numero di secondi decisamente eccessivo, notavo che la camera era piena di cose, per la maggior parte mie, e che sul letto c’erano le mie lenzuola. Avevo la sensazione fortissima di trovarmi dentro la stanza di una casa di bambole.
“Ah, ciao” diceva Robbie, e sedeva sulla poltrona, quella che sprofonda fino al pavimento quando ti ci siedi. Forse parlava inglese. Forse no.
“La stiamo usando un po’ come una camera comune. E’ sempre aperta. E’ comoda.”
Mi guardavo intorno ed era tutto molto marrone, molto fitto di oggetti che pure faticavo ad identificare, ma di cui percepivo in qualche modo l’aria genericamente inglese, leziosamente lignea, e come finta. Tende. Una luce gialla e pastosa filtrava dallo spiraglio sottile fra le tende accostate; una luce da pomeriggio inoltrato d’estate.
Mi sentivo impercettibilmente invidiosa, forse tradita. Mi sentivo una bambola in una casa di bambole.
E poi nello sciogliersi di un attimo ero di nuovo a Pisa, stesa sul letto per “un sonnellino, solo qualche minuto, che dopotutto ho dormito poco stanotte”, e la luce era quella ardente e fiera e spalancata di mezzogiorno. Mi rimane una sottile inquietudine (già, forse i risultati degli esami escono oggi davvero, o domani), da annegare senza pietà nel pensiero di pranzo, e l’immagine di distinti studenti di Cambridge in costose maschere vintage che rincorrono un pollo invisibile.

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2 thoughts on “Interludio

  1. il solito granchio deforme says:

    Ma il voto, in che scala era? o.o

    • phitilde says:

      Per la verità non ne ho idea. Poi visto che i voti là sembrano essere qualcosa come “alpha”, “beta”, “pass”, “fail”, il range dei voti possibili nel mio sogno sarà stato probabilmente un poset con dentro un po’ di lettere greche, numeri a caso, e parole, il tutto con un ordinamento assolutamente insondabile. Dubito fosse in decimi o trentesimi!

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