La chat

[Un racconto. Sembra un post molto lungo, ma è in realtà un racconto molto breve. Giusto per non smettere di scrivere del tutto. E perché la teoria dei gruppi dopo un po’ stucca.]

nah
niente di che
tu?
Troppe finestre. Cerca quella del browser, passando nel frattempo a rimediare alla selezione inappropriata della riproduzione casuale di iTunes, che si ostina a cantarle sottovoce canzoni gravide di ricordi attraverso le casse del portatile.
Uno sguardo alla lista dei contatti, giusto il tempo di notare una piccola macchia verde – è online. Che importa, d’altra parte, si dice.
Un fugace senso di colpa mentre la bozza del primo capitolo della tesi attraversa lo schermo
ci sei?
Ecco, ecco. E’ vero, ci sarebbero cose più urgenti da fare. Ma d’altra parte

Il caffè brontola nella moka elettrica. Stacca la spina, ne versa un po’ sul pavimento, un po’ nella tazzina ancora sporca del caffè precedente.
tu? che fai?
scrivo la tesi
Mente.
certo certo
non ci crede nessuno
Infatti.
bevo un caffè, in realtà
un altro?
a quest’ora??
devo lavorare stanotte…
almeno finire il primo capitolo
Riesce a immaginare senza difficoltà lo sguardo condiscendente che Alice sta riservando alla finestra della loro conversazione. “Certo, certo” dice lo sguardo di Alice.
Infatti.
Ma il sapore del caffè allenta i sensi di colpa e la tranquillizza, e la traccia che iTunes sta suonando è innocua e dimenticata. Va tutto bene.
ho sonno.
Si rende conto che è vero mentre lo scrive. Si versa dell’altro caffè dalla moka mentre l’immagine dei puntini di sospensione l’avverte che Alice sta digitando una risposta.
dormi.
sul serio, lavorerai domani mattina
il mattino ha l’oro in bocca
DORMI
Il buio di fuori preme contro il vetro lucido della finestra; lo sguardo le scivola via dallo schermo luminoso del portatile e si allontana erratico, aggirandosi nell’aria attorno col volo affaticato di una farfalla morente, accompagnato da un fitto battito di palpebre. E s’infrange cieco contro il vetro, nel riflesso spettrale del suo stesso viso.
La chat persiste con quel trillo leggero che s’infiltra tra le note di una canzone dell’estate scorsa, o forse di due anni fa – il volume è basso, per non disturbare il vicino di stanza.
ti sei addormentata veramente?
lol
La faccia riflessa storce la bocca. Chiude brevemente gli occhi.
Le dita sbadigliano, stirandosi sui tasti.
sono qui
Si domanda fugacemente se sia vero.
Scorre la lista dei contatti – eccolo, ancora online. Si lascia avvolgere volentieri dal sentore vellutato di una tentazione a cui non saprebbe cedere; si stringe nella consapevolezza che basterebbe un doppio clic a distruggere lo spazio, e conversazioni immaginarie le si snodano dentro la gola, annegate dentro al sapore del caffè; quasi dimentica Alice e quel trillo sottile, acuto abbastanza da distinguersi fra le armonie notturne che grattano contro le casse
che cos’è questa canzone?, si domanda.

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