Essere, sembrare, baciare. Lettera, testamento.

Ti accorgi che stai sognando quando ad un tratto la vicinanza degenera in una specie di abbraccio e tutto si fa più confuso, e sai che vi state per baciare – forse, probabilmente, ecco
ma aspetta, è un sogno. Certo. Ora ha tutto più senso. Per forza era un sogno, volevo vedere.
Un attimo di disappunto, e comunque anche nel sogno riusciva a esserci un che di maldestro, e poi ti pare che una situazione del genere scaturisca da un appassionato “oh, è vero, la Combinatoria è bellissima!”??
La Combinatoria è bellissima. La frase per rimorchiare del nuovo millennio.
Certo che a ripensarci ha tutto un che di ancora più ridicolo; davvero va bene l’inconscio, vanno bene gli estrogeni, va bene tutto, ma siamo seri: la Combinatoria è bellissima? Cioè, capisco il bisogno di sentire apprezzati i propri discorsi di grafi e flag algebras, ma oddio, la mia mente poteva anche inventarsi qualcosa di meglio. Cioè, neanche Nash che blatera di stelle e Teoria di Ramsey in A Beautiful Mind, cazzo.
“I sogni proibiti di una Matematica”. Prossimamente su questi schermi.
Evabeh. Credo che a farsi un giro fra i miei sogni recenti ci sarebbe davvero da scompisciarsi: fra gare di matematica in Africa in stile match-d’improvvisazione-teatrale, platee di ragazzini a cui devo far lezioni deliranti su frattali e geometrie non euclidee, momenti di bruciante passione nel condividere risultati sui grafi, stanze d’albergo stregate alle summer school da computazionali… e sospetto che questa roba sia solo la punta dell’iceberg, chissà cos’altro riesco a sognare e poi pietosamente dimentico.
In tutto ciò, come potrei mai offendermi nel sentirmi dare della matematica-piuttosto-che-donna?
Non sono mai stata brava a sembrare donna. E’ un’arte sottile di cui a periodi ho percepito il fascino (ricordo le mie compagne di liceo alla gita di quinta che si divertivano a mettermi un velo di fard, a prestarmi il rossetto; ricordo di essere rimasta colpita quasi piacevolmente dalla scoperta di quante e quali metamorfosi esteriori possano avvenire in una stanza di ragazze munite di piastre, asciugacapelli, matite per gli occhi, ombretti, kajal, e chi più ne ha più ne metta). Ma è un’attività che richiede sforzo, ed è rischiosa: perché quando ammetti l’importanza dell’esteriorità e delle impressioni (che peraltro c’è, che tu lo voglia ammettere o meno) rischi di sentirti inadeguata e incapace; e anch’io ho avuto i miei momenti da tredicenne (beh anche sedicenne e diciassettenne, temo) in cui scrutavo il profilo nello specchio (anzi, qualche volta avevo provato con due specchi, perché è davvero difficile guardarsi di profilo) e odiavo il mio naso e il fatto che la mia guancia fosse così grossa e pallida e le sopracciglia così folte e poi quella specie di espressione da funerale e i denti davanti che non si capiva perché non potessero essere piccoli e dritti e candidi come quelli delle attrici.
Essere una matematica-più-che-una-donna è estremamente più facile. Rilassante, quasi. Quando l’ansia e le domande e il fastidio nei confronti dell’immagine esteriore di te si fanno sentire, semplicemente li ricacci indietro, e ti dici che non è importante. Funziona, ma è un’alchimia sottile: adatti il tuo modo di porti, di pensare, di essere, a un modello per il quale davvero l’immagine è irrilevante; perdi delle cose, ne guadagni altre. Il fatto di non essere particolarmente considerata nella propria femminilità dalla gente intorno è una conseguenza prevedibile, di certo non offensiva, e a tratti persino non sgradita.
E però.
E però certo, ovvio che ti si ritorce contro. Ovvio che a volte il dentro e il fuori tendono a combaciare, ma a volte proprio no.
Non sono certo abbastanza ottusa da scambiare consigli per insulti, o peggio ancora rifiutarne la validità in virtù di qualche ideale ipocrita.
Non sono neanche abbastanza capace o sicura o disperata da seguirli, forse. Il punto è: ne vale la pena?
Oscillo incessantemente fra il desiderio di autodistruggermi e diventare quello che forse immagino qualcuno (chi, peraltro?) si aspetti da me: una matematica, e nient’altro – se possibile, un robot. Un computer. Qualcosa che scriva una tesi e passi dei concorsi di dottorato –  fra questo desiderio e quello di essere me, che temo significhi inondare di parole un blog, provare speranza e desolazione e amore e tristezza e solitudine, farsi domande e non sapersi rispondere, gioire nel risolvere problemi di matematica ma annoiarsi nel leggere un articolo sulle flag algebras, cercare l’universo perfetto per la propria anima e magari un giorno andare a viverci.
E ancora il punto è: ne vale la pena?
Mentre cammino sotto la pioggia, lentamente, e accolgo le sue ditate fredde sui capelli e sulla giacca, mi sembra tutto così dannatamente impossibile, e mi chiedo perché mai io abbia sentito il bisogno di stringermi a questo desiderio così forte da trascinarlo con me nei sogni, nei pensieri, fin dentro la realtà, quando forse invece avrei dovuto stroncarlo sul nascere.
Più che mai riesco a sentire la distanza siderale che mi separa dal mondo, e mentre rispondo a un saluto spaventosamente lontano, che non so nemmeno dire se sia rivolto a me, mi sento vagamente ridicola, decisamente incompresa, irrimediabilmente incapace.
Fantastico.
Mi aspetta un maledetto weekend lungo due settimane. E piove.

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5 thoughts on “Essere, sembrare, baciare. Lettera, testamento.

  1. Ani-sama says:

    A volte ho come l’impressione che il genere maschile sia più semplice. Boh, in certi casi più stupido, vabè.

    Comunque, molto meglio l’algebra della combinatoria. :P

    • phitilde says:

      Sulla semplicità non posso che concordare, ma sul claim successivo…
      …I disagree!!
      Vuole forse essere un suggerimento per una pick-up line inversa da sfoderare con gli algebristi??
      “Ma ma ma… L’ALGEBRA E’ BELLISSIMA!!”
      Not happening. Neanche nei sogni. :P
      (Che poi sono lievemente algebrica persino io, dai… in effetti…)

  2. Ani-sama says:

    Ma il fatto è che l’algebra, in particolare una certa algebra, è esattamente ciò che io chiamerei “paradiso dell’intelletto”. Un luogo meraviglioso dove tutto funziona esattamente come deve funzionare. Una volta che l’ho scoperto, ho deciso che volevo assolutamente trasferirmi lì. :D

  3. StheW says:

    Allora c’era uno sfondo erotico… Sotto sotto c’avevo azzeccato! :-P

    • phitilde says:

      Wow, ma Simò… leggi ancora il mio blog? °_° Ero convinta tutti si fossero ampiamente dimenticati della sua esistenza…
      Comunque:

      Lol. Ovviamente erano sogni BEN DISTINTI. E peraltro gli insiemi dei personaggi presenti avevano INTERSEZIONE VUOTA. :P:P

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