Brown Fantasy

C’è un silenzio incredibile.

Aspetto che al frusciare del vento si sostituisca il gorgoglio del caffè che riempie la moka. Mi sono fatta un caffè, anche se non ho lo zucchero; l’idea è tuffarci dentro un pezzo di cioccolato, lasciarlo sciogliere un po’ e valutare l’effetto: vi saprò dire.

Non sono ancora riuscita a connettermi ad internet, ma confido di farcela entro breve. La stanza è… beh. La cosa più simile che mi viene in mente sono le stanze del Fermi; e in effetti la somiglianza è notevole. I mobili sono di una specie di legno – tipo truciolato – e sembrano sopravvissuti fino ad oggi dagli anni sessanta, visto il design e soprattutto il grado di usura, che è veramente notevole. Il tutto concorre col parquet (e con le tende, e con il caffè e cioccolato, e la mia nuova custodia del computer, che proprio s’intona all’ambiente, e presto anche con le pareti, visto il numero di macchie) a dare una preponderante sensazione di marrone. Immagino una vita molto marrone: i mattoni del college, le foglie secche d’autunno, i caffè fumanti in questa silenziosissima stanza marrone, e i tè, i biscotti, la birra; la vita calda e scura dei posti dove fuori fa freddo, e si cerca la vicinanza confortevole di voci e di una tazza calda.

Ieri pioveva. Il tipo del taxi, come al solito in un inglese impietosamente rapido e incurante, ha detto che per la verità non è normale per Cambridge: sostiene non senza un certo orgoglio che da loro in questo periodo in genere fa bello, ed era piuttosto deluso da un inizio-ottobre piovoso. Le sue previsioni per oggi, però (indovinate un po’? Pioggia!) non si sono ancora avverate: il sole sorveglia immobile un nutrito banco di nuvole che migra sospinto dal vento verso Nord, e l’erba del cortile brilla di un verde morbidamente allegro. Ah, e ci sono gli scoiattoli! Ne ho visto uno prima correre sull’erba, la grossa coda che ondulava rapida dietro di lui; due, in realtà. Erano due, che si rincorrevano da un albero all’altro: l’ennesima cosa marrone. Ogni tanto vedo anche degli uccelli aggirarsi nel cortile, neri e dal becco lungo: corvi, presumo. Di sicuro, anche se la presenza umana non sembra abbondare (ma è un’illusione: ogni tanto passa anche qualche bipede fuori dalla mia finestra, non certo sull’erba del cortile ma al di là, diretto apparentemente all’edificio principale del college) di animali se ne vedono in giro molti di più che a Pisa. Anche d’insetti temo, ma questa è un’altra storia: la storia di me e il ragno e la missione alla ricerca dei cessi (ebbene sì: non ne ho uno in camera! Ci credereste?) e il fatidico incontro con il mio nuovo papà, ambientata ieri sera al mio arrivo. Storia che dovrò raccontare in un altro momento, perché mi hanno detto che è previsto un “brunch” per le 11:30, e pensavo di uscire di qua verso le 11. Cioè all’incirca ora.

Quello che posso dirvi prima di lasciare questa finestrella di text-edit è che il mio nuovo “caffè al cioccolato alla menta” non è esattamente quello della casa della panna, ma non è neanche male. E, per Nicola: no, tutto questo marrone non voleva essere un riferimento alla cacca. Almeno, spero di no.

Alla prossima!

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